Un teatro per fenicotteri.
Louis: In realtà non ci penso affatto Lou.
Lou: A cosa Louis?
Louis: Alla vita, Lou.
Lou: Ma sei scemo?
Louis: No, dico solo che non ci penso, è o non è un mio diritto?
Lou: Su questo non ci piove Louis....
Louis: Ah ecco!
Lou: Anche io non penso chessò, agli spolverini!
Louis: No! Sì che ci pensi invece! Poichè già così, solo nominandoli, ora, in questo preciso momento tu -e io ne son certo- ne hai l'immagine chiara e netta stampata in testa, anzi! Sai che ti dico,sai quello spolverino di Zia Nennè....
Lou: Oh che bello, oh già! Pensavo proprio a quello!
Louis: Con le sue manichine Lou,
Lou: Le sue manichine stropicciate....
Louis: ...E stropicciarvisi il becco, che bellezza!
Lou: E come veste bene!
Louis: Calza sempre a pennello, qualunque sia il tuo aspetto, che d'elefante o topolino o boschetto sia, mai s'impiglia, nè troppo largo nè troppo stretto, ma preciso e all'istante!..
Lou: ...è uno spolverino istantaneo!
. . .
Louis: E la vita lou?
Lou: La vita cosa?
Louis: Lou, la vita com'è?
Lou: è istantanea ma non veste bene, a chi si scuce un bottone, chi perde drappi o a chi non s'intona con le scarpe... Ma è diverso Louis, anche tu, vuoi proprio farmi impazzire stamattina!
Louis: Ecco.
Lou: Ecco cosa?
Louis: Ecco, ci risiamo: ancora una volta cominci un discorso e non lo porti a termine Lou e io proprio non posso sopportarti.
Lou: Ma quanto sei viziato!
Louis: é forse un vizio la verità?
Lou: No. Lo è la ricerca però.
Louis: Ma chi cerca trova Lou, me lo hai sempre detto tu!
Lou: E allora giochiamo a nascondino! E camminiamo in punta di piedi, facciam la conta e urliamo TANA!
Ma Louis, ma pensi alla vita come ad un gioco ?
Louis: E tu come ad uno spolverino?
Lou: No.Viziato e presuntuoso. Presuntuoso ed iperbolico...sei proprio un disgraziato Louis, lasciatelo dire.
Louis: Ma la vita non s'appende e non si stira Lou, non si porta in lavanderia e nemmeno la si ripone nell'armadio più alto e cupo e polveroso a primavera!
. . .
Lou: E menomale che avevi detto che non ci pensavi affatto.
Louis: A cosa Lou?
Lou: Alla vita, Louis.
Louis: Ma sei scema?
-riprende al contrario-
Quinta stagione, ora del Non So .
Sogno in dormiveglia del pianeta della nuca.
Si potrebbe dire tanto del piccolo e modesto pianeta della nuca, ma per non cadere nello sproposito, preferirei parlarne poco, ma immaginandolo grande, ed esteso almeno quanto la steppa russa.
"Chi abita sul Pianeta della Nuca?"
Certo bisogna ammettere che questa questione è non di meno prelibata di:
"Chi abita sul Pianeta della Luna?"
o ancora:
"Chi vive sulle Stelle?"
Intrigante titolo del trattato che nel 1942 scrisse un certo qual Desiderius Papp, che aveva proprio un nome non poco fantascientifico.
Questi luoghi si assomigliano forse più per la curiosità che accomuna tutti i filosofi dei tempi che non per la loro ubicazione e deliziosa bellezza.
Comincerò col rispondere al primo quesito.
Sul Pianeta della Nuca abitano quiete popolazioni erranti.
Esse non seguono alcun disegno preciso di spostamento, possono altresì passare dal centro a dietro l'orecchio, fino a raggiungere la soglia naturale della spalla o tuttalpiù -e perchè no?- eseguire il giro contrario.
Unico e immobile e per questo posto nel centro esatto del Pianeta della Nuca
-e per questi motivi iconizzato come divinità del tempo-
è il Signor Astolfo Gatto.
Sissignore, niente meno che un docile e mansueto gatto grigio che da sempre, fin dalla prima nascita, rimase immobile nel suo pigro centro felino.
Attorno a lui ruota -stakanovista dedizione- il Signor Gatto-Ombra, sua copia perfetta che come una goccia d'acqua gli omiglia in tutto e per tutto, se non fosse -è chiaro- per la sua mobile attività.
Se trovandosi sul Pianeta della Nuca si dovesse udire un miagolio, lo si ritenga come rara produzione vocale del Signor Gatto Ombra.
Questi due simbiotici felini inoltre costituiscono con la loro pacata e millenaria immobilità e la loro eterna ed irrequieta ruota di luce una meridiana perfetta, unica forma di misurazione del tempo sul pianeta.
"Chi abita sul Pianeta della Nuca?"
Certo bisogna ammettere che questa questione è non di meno prelibata di:
"Chi abita sul Pianeta della Luna?"
o ancora:
"Chi vive sulle Stelle?"
Intrigante titolo del trattato che nel 1942 scrisse un certo qual Desiderius Papp, che aveva proprio un nome non poco fantascientifico.
Questi luoghi si assomigliano forse più per la curiosità che accomuna tutti i filosofi dei tempi che non per la loro ubicazione e deliziosa bellezza.
Comincerò col rispondere al primo quesito.
Sul Pianeta della Nuca abitano quiete popolazioni erranti.
Esse non seguono alcun disegno preciso di spostamento, possono altresì passare dal centro a dietro l'orecchio, fino a raggiungere la soglia naturale della spalla o tuttalpiù -e perchè no?- eseguire il giro contrario.
Unico e immobile e per questo posto nel centro esatto del Pianeta della Nuca
-e per questi motivi iconizzato come divinità del tempo-
è il Signor Astolfo Gatto.
Sissignore, niente meno che un docile e mansueto gatto grigio che da sempre, fin dalla prima nascita, rimase immobile nel suo pigro centro felino.
Attorno a lui ruota -stakanovista dedizione- il Signor Gatto-Ombra, sua copia perfetta che come una goccia d'acqua gli omiglia in tutto e per tutto, se non fosse -è chiaro- per la sua mobile attività.
Se trovandosi sul Pianeta della Nuca si dovesse udire un miagolio, lo si ritenga come rara produzione vocale del Signor Gatto Ombra.
Questi due simbiotici felini inoltre costituiscono con la loro pacata e millenaria immobilità e la loro eterna ed irrequieta ruota di luce una meridiana perfetta, unica forma di misurazione del tempo sul pianeta.
Solo un pensiero.

Un' eclisse bianca come una conchiglia muta, antiche attese delle correnti marine, poi pesci brillanti, enigmi.
Cos'è la bellezza?
Questa si presenta dolciastra ed impalpabile al momento del risveglio, come una preziosa ragnatela che avvolge l'occhio nelle ore del mattino.
Essa è capace di mutare insieme a colori e immagini, districarne nodi, ciò che risulta inevitabilmente ingarbugliato, ne distende limiti, tratti, linee.
Se la bellezza dell'ora dell'alba fosse realmente conosciuta dai dormienti, forse il mondo tutto parrebbe senza confini.
Le acque, i pesi celestiali del sù del giù creerebbero miscele improvvisate di forme ineguali.
La terra perderebbe le consistenze brulle o aguzze.
Le cime stesse dei monti, da sempre nemiche del viaggiatore, assumerebbero la rotondità ingenua del seno materno.
Dove comincerebbe allora un odore di ferraglia e polvere, dove un profumo di cedro e sottobosco?
La bellezza delle cose non è mai contenuta in esse soltanto, ma se sincera, è capace di intromettersi nelle cose, farle cambiare, spostare oggetti, creare strane coincidenze , casuali e inattesi incontri e scontri.
come un'aurea che aurea non è, ma un solo tramonto o minuscola aurora nascosta sotto un letto, in ogni cassetto, sotto il bancone del fruttivendolo, nella valigetta dell'idraulico, nella caotica borsetta d'una anziana signora, tra le pagine di un giornale letto riletto, in un cappello bombato.
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